Biblioteca Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche
Sanità Pubblica Veterinaria: Numero 70, Febbraio 2012 [http://www.spvet.it/] ISSN 1592-1581
Documento reperibile all'indirizzo: http://spvet.it/indice-spv.html#541

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EDITORIALE


Le biblioteche scientifiche sono molto utili ai ricercatori e il faidate nella ricerca bibliografica è male: Due argomentazioni superflue?

Ciappelloni R.


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Questo editoriale affronterà brevemente il tema dell'evoluzione dei servizi di biblioteca da un punto di vista centrato sull'utenza e le sue esigenze, anche per comunicare l'utilità dei lavoro dei bibliotecari di cui normalmente nessuno si preoccupa molto.

Forse non tutti sanno che le biblioteche scientifiche sono diventate, nel tempo, degli spazi particolarissimi.
Per qualcuno sono addirittura dei "non luoghi", in quanto ormai tendenzialmente virtuali. È infatti evidente, e lo si può constatare con un po' di attenzione, che in questi spazi non si avverte quasi più la presenza dei libri come pure delle copie cartacee dei periodici, una volta esposte in scaffali inclinati che caratterizzavano la biblioteca, dandogli il sapore un po' romantico di retrovia del fronte scientifico (o didattico).
Ovviamente, l'azione, i fatti "veri" avvenivano ed avvengono altrove; dentro i laboratori e nelle aule universitarie, ma proprio nelle silenziose sale di lettura, sotto lo sguardo indulgente di un bibliotecario, le idee avevano la possibilità di prendere forma e maturare; caso evidente di sinergia fra servizi avanzati ed elaborazione del pensiero.
Per convincere i nostri lettori che tale impegnativa affermazione risponde a verità, non c'è niente di meglio che citare un libro: "Il Codice Da Vinci" (Brown, 2003), in cui, verso la fine del racconto troviamo i due protagonisti del romanzo, il professor Robert Langdon e la bella ed enigmatica Sophie, niente di meno che nella stupenda biblioteca del King's College di Londra (se volete vederla andate all'URL: http://www.kcl.ac.uk/library/).
Li riceve Pamela Gettum, rassicurante ritratto della bibliotecaria simpatica, servizievole e inconsapevolmente risolutiva.
Insieme metteranno in atto una strategia di ricerca bibliografica (ovviamente condotta su banca dati), che fornirà a Langdon preziose indicazioni su dove recarsi per risolvere un intricato enigma nel quale ha un ruolo importante addirittura la tomba di Newton.
Fantasie della fiction a parte, lo scambio è anche un po' istruttivo, almeno dal punto di vista della ricerca citazionale; merita pertanto di essere brevemente riportato.




La bibliotecaria comunica ai suoi ospiti che sta effettuando una ricerca di sfondo o di contesto che utilizza tre keywords legate dall'operatore AND:



Quando però vengono richiamate 2692 citazioni, Gettum, saggiamente, riconosce che la scarsa precisione del retrieval, impone di cambiare strategia:



L'utente, come al solito, coglierà solo l'aspetto utilitaristico dell'operazione ma la bibliotecaria, soddisfatta della sua finezza operativa, risponderà con serenità olimpica:



Osserviamo che tutta l'azione si svolge all'interno della biblioteca.
Che posto ci viene presentato? Semplicemente un luogo molto accogliente in cui i nostri eroi possono "tirare il fiato" e raccogliere tutte le informazioni necessarie per prepararsi nuovamente all'azione. Questo è ciò che dovrebbe accadere in una biblioteca (scientifica e non) anche nel mondo che definiamo reale. Ma non basta.
Spesso le biblioteche come la King's College Library sono, oltre che utili, anche luoghi splendidi, con imponenti volte e grandi scaffalature di legno piene di libri dalle belle copertine. Vere ambasciatrici delle Istituzioni che le sostengono e che in tal modo si qualificano agli occhi dei visitatori.

Più dimesse, ma non per questo meno efficaci, le biblioteche scientifiche di oggi, offrono riferimenti al mondo della documentazione elettronica: hanno computer in sala lettura, poster riassuntivi di procedure informatiche, stampe di pubblicazioni.
Anche il cosiddetto "magazzino", luogo dove normalmente sono conservate le monografie e le raccolte di riviste, ha subito una metamorfosi.
Non si è svuotato, c'è ancora, ma è ridotto al minimo, perché la pubblicazioni, quelle davvero importanti, che danno un senso al servizio di biblioteca, si trovano ormai quasi esclusivamente in forma elettronica e sono somministrate agli utenti grazie a una pletora di hard disk dislocati nella Rete, uniti da un servizievole protocollo HTTP. Questo, molto più di un dettaglio tecnico, ha diverse conseguenze.

In primo luogo niente connessione, niente biblioteca, o almeno ne sparisce una buona parte. Si capisce bene cosa intendiamo dire se (e può capitare), si omettesse il pagamento di una quota del dovuto per gli abbonamenti alle riviste. L'accesso alle pubblicazioni cesserebbe.
In molti casi, anche il materiale pregresso (quello per il quale si è pagato), diventerebbe inaccessibile. D'altra parte Jeremy Rifkin nel suo libro "L'era dell'accesso" (Mondadori, 2000), l'aveva predetto: il possesso "fisico" di un bene tende a non contare più. Siamo tutti alle prese con una specie di leasing globalizzato, per il quale paghiamo, più che altro, per accedere alla utilità dei beni, non al loro possesso nel senso materiale.

Inoltre, non essendoci più molto di "tangibile" da maneggiare, lo spazio di biblioteca diventa elastico, si restringe. Potrebbe anche sparire del tutto per diventare una pura funzione amministrativa nella forma di un groviglio di uffici e scrivanie. Siamo di fronte a un processo dagli aspetti poco rassicuranti. Allora, perché i bibliotecari accettano questa situazione intrinsecamente svantaggiosa che oltretutto li condanna all'invisibilità? Perché quando *tutto funziona*, in un fragore di bytes l'informazione fluisce rapidamente e senza restrizioni, proprio come nella visione di Luis Borges, in cui l'intera biblioteca, nei suoi scaffali virtuali, arriva a contenere:



Ed è così. Grazie ad una Library 2.0, diviene possibile accedere ai contributi più rilevanti della letteratura scientifica universale, leggere articoli recentissimi di costose riviste realizzate, scritti da "super esperti" e magari monitorare direttamente le reti citazionali, per capire in che direzione sta andando la ricerca più avanzata nel mondo e regolarsi di conseguenza. Non è fantastico?

Alcune (in)evitabili complicazioni.
È fantastico. Ma la nostra soddisfazione ha dei limiti, perché tale meravigliosa evenienza potrà realizzarsi solo a patto di disporre di strutture in grado di risolvere degli aspetti tecnici che condizionano l'accesso a questo vastissimo patrimonio documentale.
Si tratta di realizzare tre condizioni o requisiti, che potremmo definire di sostenibilità bibliotecaria.

Con le parole dei teorici dello sviluppo: "... Such sustainable development ... is technologically appropriate, economically viable and socially acceptable - Tale sviluppo sostenibile ...è tecnologicamente appropriato, economicamente remunerativo e socialmente accettabile". (Garcia, 1996. Vedi anche Smyth e Dumanski, 1993).

Traducendo in termini correnti questa dichiarazione di principio dovremo poterci valere:

(a) Di una biblioteca ben organizzata e accessibile, anche "fisicamente", dagli utilizzatori (requisito: appropriatezza tecnologica),

(b) Di un (consistente) budget per la biblioteca, da spendere dopo avere valutato in modo obiettivo le esigenze dei professionisti che accedono al servizio. Per questo dovranno essere avviate e mantenute tutte le attività gestionali, che comprendono i rapporti con gli editori e l'amministrazione degli aspetti legati al copyright, (requisito: remuneratività economica),

(c) Dell'opera di un bibliotecario aggiornato, che lavori in stretto contatto con i suoi utenti, mantenendo vivo il rapporto al fine di assicurare la necessaria informazione "ad personam" sui sistemi di ricerca citazionale, di retrieval e la loro evoluzione nel tempo (requisito: accettabilità sociale).

Notiamo che il lavoro per garantire l'accesso alle pubblicazioni scientifiche è, oltre che impegnativo, in genere anche assolutamente "trasparente" per l'utente, il quale neppure si accorge del daffare del personale di biblioteca. Da qui il mito del faidate, che, seppure attraente, non porta mai molto lontano. Le informazioni di valore sono quasi sempre annidate nel cosiddetto "Deep Web", nascoste dietro una procedura di autenticazione e non sono quasi mai liberamente disponibili per gli utenti che dispongono unicamente di un motore di ricerca.
Google & compagni, difficilmente potranno fornire al ricercatore documentazioni molto complete su argomenti "caldi". Tutt'al più riferimenti. Molti dei quali saranno datati, altri insicuri, citazioni, discussioni di bloggers. Fra queste pagine Web potranno essere certamente presenti delle "perle", ma saranno da trovare con impegno separando accuratamente l'informazione degradata da quella buona. Nel momento in cui si scrive questa nota, in Internet, "gratis", "di valore" e "subito" (nel senso di: libero, valido scientificamente/aggiornato e disponibile) è ancora in larga parte un ossimoro, almeno in ambito biomedico.

Ci sono delle eccezioni
Tantissimo ci si aspetta dalle iniziative basate sugli Open Access Repository, che però, al momento sembrano ben lungi dal rappresentare il contenitore d'elezione per la maggior parte della ricerca mondiale, come invece dovrebbe essere.
C'è da dire poi che, se anche l'utente di buona volontà possedesse le necessarie autorizzazioni per l'ammissione alle risorse ad accesso controllato, bisognerebbe fosse anche in grado di gestire in modo non banale la fase di ricerca e di retrieval (per non parlare dei software per la valutazione dei singoli ricercatori e delle relative istituzioni).
La semplicità di accesso al Web è illusoria, un trabocchetto di cui molti non sono consapevoli.
Il fatto è che cliccando qua e là qualcosa verrà pur sempre fuori dando l'impressione di avere messo insieme una valida letteratura. Non avendo termini di paragone, i risultati, per quanto limitati, saranno sempre considerati come buoni e aggiornati.

Ma se, ad esempio, volessimo procurarci un determinato articolo scientifico pubblicato in una certa data da una prestigiosa rivista; in pratica qualora cercassimo qualcosa di realmente specifico, allora potremo toccare con mano le difficoltà menzionate. Cosa accadrà (normalmente)?

Nel Web grazie ai servigi di Google Scholar o di PubMed, la nostra ricerca richiamerà subito un nutrito sciame di citazioni che riguardano la pubblicazione in questione.
I link presenti (PubMed Central a parte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/), condurranno però normalmente a un bell'abstract. Cercando di impadronirsi dell'agognato "full text", spesso ci troverà di fronte null'altro che un monolitico sistema di interlibrary loan, come ad esempio Worldcat (http://www.worldcat.org/) o se siamo alle prese con PubMed, raggiungeremo senz'altro un servizio strettamente collegato con l'U.S. National Library of Medicine che si chiama Loansome Doc Ordering System (https://docline.gov/loansome/login.cfm. Un aggiornato elenco di fornitori può essere reperito all'indirizzo: http://library.med.utah.edu/docsupp/).

Giunti a questo punto, pagando con carta di credito, potremo concludere la nostra ricerca e scaricare (o farci inviare) quanto serve.
Alla faccia del "gratis", "di valore" e subito.

Proseguiamo nel faidate
Niente male come delusione, ma non importa, ci sarà da qualche parte un amico o un collega al quale chiedere aiuto e che ci invierà prontamente l'articolo, magari via fax.
Comincia così una defatigante ricerca trasversale, gestita con modalità italiche (alle quali siamo avvezzi) facendo conto su relazioni personali di svariata tipologia: amicale - coniugale - parentale - di contiguità istituzionale - di fede calcistica o politica, che potranno o meno essere fruttuose.
Nell'era del "tempo reale", avremo magari perso solo qualche giorno (ma non era esattamente quello che volevamo evitare?), con la concreta possibilità di rimanere alla fine con le cosiddette "pive nel sacco".

E non sarà consigliabile dar sfogo alla frustrazione con il nostro superiore. Perché lui, guardandoci con un filo di compatimento e agitando le dita nell'aria a simulare l'uso di una invisibile tastiera, articolerà immancabilmente la seguente tirata: "... Come? Non la trovi? E vai su Internet! Su Internet c'è tutto. Certo. Bisogna essere capaci; fatti aiutare dal borsista, lui è giovane è bravo con il computer".

Bibliografia

Borges J. L., (1995). La biblioteca di Babele, in "Finzioni". Einaudi, Torino.

Brown D. (2003). Il Codice da Vinci. Mondadori, Milano. pagine 439-444.

Ciappelloni R., Fruttini L., Montanucci N., Heymann A. J., (2012). Destrutturazione controllata delle modalità di accesso alla Library 2.0, per facilitare la formazione di docenti, ricercatori, studenti e operatori del Sistema Sanitario. Atti DIDAMATICA. Taranto, 2012.

Garcia S., (1996). Indicators for Sustainable Development of Fisheries. In: Proceedings of the 2nd World Fisheries Congress. Workshop on Fisheries Sustainability Indicators, Brisbane, Australia. Rifkin J., (2000). L'era dell'accesso; La rivoluzione della new economy. Mondadori, Milano.

Smyth A.J., Dumanski J. (1993). FESLM: An international framework for evaluating sustainable land management. FAO Soil bulletin.


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