Biblioteca Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche
Sanità Pubblica Veterinaria: Numero 97, Agosto 2016 [http://www.spvet.it/] ISSN 1592-1581
Documento reperibile all'indirizzo: http://spvet.it/indice-spv.html#edi97

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EDITORIALE:
L'aria che tira nelle biblioteche scientifiche
The current climate in the scientific libraries


Raoul Ciappelloni





Che aria tira in Biblioteca? E non in una, ma in centinaia di biblioteche scientifiche d'Italia? Aria buona? A sentire quello che "gira" nel corso di incontri, convegni e leggendo le messaggerie elettroniche si può dire che spesso non sia una bell'aria e non in senso atmosferico ma di situazione lavorativa generale.
A volte si naviga davvero a vista. Ci possono essere timori per l'autonomia delle funzioni, per la conservazione della struttura, delle apparecchiature e del personale.
Forma di disagio orizzontale e diffuso nelle library. Molte di queste soffrono, si direbbe, di un male, qualcosa che si potrebbe definire "smantellamento silente".

Insomma, seppure ovviamente non in tutti i casi, capita spesso di sentire un bibliotecario che riporta la percezione di una perdita di centralità di funzioni e ruoli. Come mai?
E' forse perché queste strutture sono oggetti complessi e poco conosciuti. Che cosa fa realmente una biblioteca scientifica?
Se lo chiedete, anche a funzionari e dirigenti di ricerca, avrete risposte che sembrano più tipiche della metà del secolo scorso che non nel terzo millennio:
In primo luogo si pensa che abbia, detenga dei libri, gestisca la loro conservazione e prestito. Poi che sia un luogo organizzato per un utente generico che lo frequenta assiduamente. I bibliotecari sono tipi tranquilli che amano i libri, meglio se antichi, e gestiscono questi spazi. Sono personale sostanzialmente amministrativo che cura la contabilità relativa agli acquisti di monografie e riviste. Spesso, anche se si trovano in Enti scientifici, amano promuovere iniziative di lettura ad alta voce di opere letterarie nei modi prescritti. Insomma, roba così.

In parte ciò è vero. Ma le library scientifiche si sono nel tempo molto evolute e non fittano ormai più con questa descrizione. Sono diventate luoghi chimerici, alle prese con le esigenze di utenti diversissimi, adattati ad una diversa architettura dell'informazione che ormai attraversa velocemente la Rete globale ed ha tempi di produzione e fruizione incredibilmente più rapidi di quanto non avveniva con i libri distribuiti per posta.
Molti bibliotecari oggi si appassionano a dettagli come la gestione e distribuzione dei libri in formato elettronico (eBook), la questione dei diritti d'uso digitale, argomenti che però rappresentano solo una parte di questa trasformazione che ha riguardato, più in profondità, la sostanza del materiale documentale trattato dalle biblioteche scientifiche. Questo è rappresentato prevalentemente da articoli, pubblicazioni a rapido turnover, più labili e specialistiche. Sembrano tessere di un mosaico che si forma in tempo reale e richiede agli studiosi di seguirne lo sviluppo passo passo. Non più alcuni (pochi) contributi fondamentali sui quali meditare per mesi o anni, ma un crepitio di fuochi d'artificio. Vince il gruppo di ricerca che per primo pubblicherà un risultato determinante superando le critiche (revisioni) dei colleghi, lo posizionerà nei canali editoriali adeguati facilitando la sua reperibilità. I bibliotecari fin dai tempi di Eugene Garfield e del suo "Impact Factor", hanno custodito questa dinamica, dandole importanza e assicurando così la qualità della letteratura scientifica disponibile nelle biblioteche. Ma in molti casi questo meccanismo tende ad incepparsi e diventa critico. Perché?

Una questione baricentrica
La questione è culturale e sta nella implicita negazione, da parte dei molti decisori istituzionali, della "biblioteca come baricentro", punto focale della ricerca, nodo vitale del crocevia informativo che in ogni disciplina collega i dati pubblicati ai suoi avanzamenti. Altra parte risiede in un atteggiamento di sapore vagamente populista: ci si comporta come se la documentazione, addirittura scientifica, sia "res nullius", qualcosa il cui accesso non è controllato da alcuno e che si trova ormai disponibile liberamente in Rete. Facile bottino, soprattutto se si è "nativi digitali". E' insomma una faccenda da giovani hackers e disponendo di una connessione ad Internet (acne e carattere introverso sono opzionali) chiunque dovrebbe potersi procurare le informazioni necessarie.

Considerando il valore di mercato delle pubblicazioni scientifiche, in mano a company editoriali multinazionali, bisogna essere un po' ingenui per credere a cose del genere. O semplicemente bisogna non aver mai avuto veramente bisogno di procurarsi attraverso la Rete una specifica letteratura, diversa dalla semplice "citazione" o "citazione di citazione" come in Google Scholar.
Ci vogliono invece ottime banche dati, sistemi che forniscono indici bibliometrici aggiornati e servizi di document delivery per localizzare, scegliere e trovarsi in mano gli articoli che servono per portare avanti la ricerca nei tempi e modi richiesti.
Tutto ciò implica capacità organizzative, possibilità di spesa, disponibilità di strutture dotate di apparati non obsoleti e di addetti piuttosto esperti.



Pass Christian Mississippi
Pass Christian Mississippi (2005) http://9-1-1.blogspot.it/
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Consideriamo attentamente le attività/capacità di un bibliotecario scientifico, fra cui ci sono certamente le seguenti:


Il successo nell'adeguamento è distruttivo?
Ma non solo. Nuove esigenze e prestazioni hanno contribuito a rimodellare lo spazio di biblioteca, i bibliotecari e le abitudini degli stessi utenti con conseguenze rilevanti di ordine gestionale ed organizzativo. Se tale trasformazione non ha avuto successo o non è stata attuata, tutto è rimasto come prima. Se invece è avvenuto il contrario, cioè se la library è stata capace di adeguarsi, il successo per assurdo, ha talvolta contribuito a degradarla, peggiorando il rapporto con i decisori istituzionali in quanto:

- se le biblioteche scientifiche hanno delocalizzato e virtualizzato con successo i propri servizi, hanno fornito all'utenza accessi direttamente dai propri computer. Ciò ha portato gli utenti a non frequentare assiduamente i suoi spazi se non in alcuni momenti particolari (formazione, letture in biblioteca, esercitazioni, workshop). In biblioteca non vanno più molte persone continuativamente.
Per questo, si comincia a considerare inutile lo spazio che esse occupano, in alcuni casi pianificando un suo impiego alternativo.

- i servizi delle library sono ormai "trasparenti" per l'utente che spesso neppure si rende conto della complessità che sta dietro alle operazioni che compie assai semplicemente. Si tratta del risultato di un lavoro di cernita, predisposizione, organizzazione, che il bibliotecario ha fatto per proprio conto al fine di rendere possibili i servizi per la sua utenza. Il lavoro del bibliotecario è però scarsamente evidente.
Per questo, molti tendono a considerare il lavoro dei bibliotecari "poco importante", senza considerare questa dinamica e convincendosi che la Rete sia di per sé idonea a fornire *tutti* questi servizi in modo pressoché automatico (la frase è: su Google c'è tutto).

- per mantenere un vantaggio competitivo, l'utente deve essere continuamente sollecitato (formato/aggiornato) dai bibliotecari sull'evoluzione dei sistemi editoriali e delle politiche di accesso alle pubblicazioni, come pure essere edotto sulle questioni scientometriche e bibliometriche collegate al suo lavoro. Dopo tutto deve essere in grado di pianificare la sua pubblicazione, scegliere l'editore più adatto, garantirsi l'impatto elevato, evitare di diffondere materiale vincolato da copyright, collegarsi alla comunità scientifica internazionale con strumenti adeguati.
L'importanza di formare il bibliotecario è alta ed ha riflessi immediati sulla qualità dell'offerta informativa, ma chi non fa ricerca attiva, normalmente, non se ne rende conto.
Molti decisori istituzionali hanno pertanto cominciato a considerare il rapporto con i bibliotecari di scarso rilievo, senza considerare l'utilità di investire sistematicamente nella loro preparazione.

Sia detto per inciso, la biblioteca è spesso l'unico spazio "pubblico" di un Ente, in grado di ospitare utenti esterni e interni per periodi di accomodamento e studio. Sono motivi di convenienza spicciola (ad esempio carenza di uffici, aumento di personale), per i quali spesso si tende a servirsi in modo alternativo di queste superfici, attrezzature, operatori.
Insomma non si considera "strategico" tale spazio, il necessario complemento funzionale, finanche estetico, per la ricerca.
Occorre ricordare che questa è sempre un'attività di relazione con l'esterno e necessita di luoghi adeguati, mentre una teoria monotona di uffici, sia pure di rappresentanza, non sarà mai un buon biglietto da visita per un Ente di ricerca.

Conclusioni
In questo editoriale, abbiamo cercato di fornire alcuni spunti di riflessione sulla situazione attuale delle library scientifiche, spunti che vorrebbero avviare una discussione sulla necessità di promuoverle e potenziarne le funzioni per garantirne integrità ed efficacia.
Sono il frutto di osservazioni raccolte dallo scrivente nel corso di incontri con altri operatori delle biblioteche pubbliche e private. Elenco di questioni irrisolte, forse non obiettivo e neppure completo, ma che rappresenta una parte della realtà operativa di questo settore, oggi.
Si omette l'autocritica. Spesso i bibliotecari sono soggetti difficili da approcciare, tendono ad andare per conto loro e a volte non hanno coscienza del proprio ruolo. Spesso non cercano in tutti i modi di mantenere aperto il contatto decisivo con gli utenti che solo garantirebbe la migliore condivisione e comunicazione dei problemi citati nei rapporti con gli organi gestionali istituzionali.

È necessario saperne di più. Per questo sarebbe interessante che proprio loro, i bibliotecari, si prestassero numerosi ad una consultazione informale e qualitativa sulle questioni delineate, attraverso un questionario sull' "Aria che tira in Biblioteca".

Questi operatori come si vedono? Come si sentono considerati? Quanto ritengono di essere compresi e promossi nell'ambiente istituzionale in cui operano?
Ne uscirebbe un quadro variegato e interessante del settore, che avvalorerebbe o magari smentirebbe ciò che è stato detto in questo articolo.
Le library scientifiche sono ancora un formidabile strumento di sostegno per qualsiasi attività di ricerca e strategicamente al centro di tutte le questioni più importanti basate sulle informazioni; dall'applicazione di tecnologie avanzate, ai brevetti per il rilancio dell'impresa.

Le biblioteche dovrebbero essere trattate come servizi d'Úlite, il meglio che un Ente scientifico si può permettere e mettere in campo per offrire le informazioni di valore (quelle avanzate, validate, aggiornate) ad utenti dalle esigenze particolari: ricercatori, professionisti, studiosi, docenti e studenti.


OPEN REVIEW - Modulo per la "revisione aperta" di questo articolo, pubblicato sul numero 97/2016 di SPVet.it



R. Ciappelloni. L'aria che tira nelle biblioteche scientifiche. (SPVet.it 97/2016)
R. Ciappelloni. L'aria che tira nelle biblioteche scientifiche. (SPVet.it 97/2016)



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